Anche quest’anno il campo San Giorgio ci ha regalato l’occasione più bella: incontrarsi, conoscerci, giocare e costruire insieme. Il Branco Waingunga ha vissuto il suo campo primaverile tra il 1 e il 3 maggio, ospite del convento di San Francesco di Serino (AV) — un luogo che, con la sua atmosfera raccolta e i suoi spazi verdi, si è rivelato la scenografia perfetta per l’avventura che ci aspettava.
Per tre giorni, assieme a Miss Peregrine e Jake che hanno fatto da guida, i nostri lupetti hanno intrapreso un viaggio che li ha portati — attraverso giochi, attività manuali, momenti di riflessione e vita all’aria aperta — alla scoperta di qualcosa di prezioso: se stessi e gli altri.
Tutto è cominciato con un baule trovato in soffitta, vecchie fotografie e una lettera del nonno Abe. Jake, il protagonista della nostra storia, aveva bisogno di aiuto per scoprire la verità su una casa misteriosa abitata da ragazzi con doni straordinari — ragazzi capaci di far crescere le piante, di generare il fuoco, di possedere una forza fuori dal comune, di proiettare i sogni nell’aria.
I Lupetti, dopo aver decifrato un messaggio cifrato e trovato le loro carte dei poteri, si sono divisi in quattro squadre — Vita, Fuoco, Forza e Sogno — e da quel momento l’avventura è diventata davvero loro.
Con Fiona i lupi hanno costruito con le proprie mani un giardino di pannolenci — ciascuno la sua piantina, tutte insieme un giardino — scoprendo che da soli si fa fatica, ma insieme ci si riesce sempre. Con Orac si sono fermati a guardare dentro: prima agli altri, riconoscendo i loro pregi, poi a se stessi, nominando ad alta voce le proprie capacità. Con Brandwein si sono sfidati in campo, mettendo alla prova forza, resistenza e spirito di squadra. Con Olive hanno preparato il fuoco serale, raccontando le storie dei personaggi con le proprie parole e la propria creatività.
Il campo si è chiuso con il grande gioco finale: una mappa composta pezzo per pezzo nel corso dei tre giorni, un fiume da attraversare, le ombre da sconfiggere. E alla fine Jake si è girato verso i lupetti con una sola parola: grazie. Perché senza di loro, nessuno di quei ragazzi straordinari avrebbe potuto tornare a essere liberamente se stesso.
Il messaggio che il Branco Waingunga ha portato a casa è semplice e potente allo stesso tempo: le nostre diversità, messe insieme, sono più forti di qualsiasi ombra.
Il resto — i sorrisi, le emozioni, i momenti che solo chi c’era può davvero raccontare — lo lasciamo ai Lupi
Buona Caccia

